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DA EMIGRANTE COGLI EMIGRANTI |
Adolfo Rossi, 1902-1903 |
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Adolfo Rossi, dopo essere stato un brillante corrispondete e anche valente direttore di importanti giornali, entrato a far parte del Commissariato dell`Emigrazione, or son cinque anni, in qualitá di Ispettore, si distinse tanto, coll`ardimento e l`opportunitá selle sue iniziative e l`efficacia dei suoi procedimenti, da essere ora promosso, fra sessantaquattro concorrenti, all`ambito e importante posto di Commissario. Una delle sue imprese più meritorie colla quale egli si è conquistato i titoli per entrare nella sua nuova carriera è l`inchiesta privata, da lui compiuta nello Stato di San Paulo, Brasile, ove si diceva che i coloni italiani si trovassero molto male in seguito alla crisi del caffè e dalla rovina di molti fazendeiros.
Si trattava di visitare in incognito un quantità di fazendas nell`interno dello Stato, ma innanzi tutto di penetrare, egualmente in incognito, nella Hospedaria (specie di asilo di passaggio e di stazione) degli immigranti.
Per riuscire nel suo intento, Adolfo Rossi si camuffò da emigrante, vestendosi peggio che potè, penetrò nella Hospedaria con un treno di coloni, rimase a mangiare e a dormire sopra una stuoia, assistette agli arruolamenti, ma non uscì tanto facilmente da quel locale:essendo stato preso sul serio per un emigrante, lo volevano mandare in fazenda a zappaee il caffè.
Abbiamo potuto procurarci le note con cui Adolfo Rossi narra quella sua interessante avventura. Eccole:
Le colpe dei fazendeiros
San Paulo, Brasile, 31 gennaio....
Appena giunto in questa città, molto simpatica per il dolce clima, per la bella posizione e per la grande quantità di italiani che la abitano e che l’hanno riempita di botteghe e negozi con insegne nella nostra lingua, pregai un amico di Santos di informarmi del primo arrivo di qualche piroscafo con emigranti.
Era mia intenzione di recarmi a Santos per mescolarmi a un grosso gruppo di coloni e seguirli nella Hospedaria. A tale scopo mi lasciavo crescere la barba da qualche giorno e m’ero procurato un abito usato da operaio e un paio di scarpaccie analoghe.
Il 27 corrente l’amico mi telegrafò che il 28 erano attesi a Santos i piroscafi Italie e Orleannais, dei "Transports Maritimes".
Perciò la mattina seguente, prima dell’alba, mi vestii da perfetto "cafone" e uscii inosservato dall’Hotel Paulista dove alloggiavo sotto il nome di Adolfo Mantin, che è il soprannome col quale la mia famiglia è conosciuta a Valdentro di Lendinara (Rovigo) per distinguerla da altre famiglie Rossi, e mi recai a piedi alla stazione, non portando con me che una rozza sporta di giunco in cui riposi una piccola macchina fotografica, un po’di pane, formaggio, uova e alcune banane, squisite nel Brasile.
Alla stazione di San Paulo trovai una trentina di famiglie di contadini italiani, le quali si recavano a Santos per rimpatriare a bordo del Rio Amazonas. La maggior parte erano di aspetto sofferente; gli uomini, dagli abiti tutti rossi del colore di queste terre, portavano i loro sacchi; le donne tenevano in braccio o per mano i bambini. Cinque o sei fra donne e ragazzi avevano gli occhi lacrimosi per l’oftalmia, una delle malattie che le famiglie dei lvoratori contraggono qui più facilmente.
Alcuni degli uomini da me interrogati sulle ragioni del loro rimpatrio, mi risposero con poche parole:
- I fazendeiros non pagano. In cambio del lavoro non ci davano che un po’di fagiuoli e di riso. Se domandavamo qualche acconto in denaro, ci rispondevano che per la crisi erano indebitati e non avevano moneta.
Avendo io obbiettato che non tutti i fazendeiros erano così poveri e che il torto dei nostri lavoratori è quello di arruolarsi per entrare nellle fazendas senza assumere prima le dovute inforamazioni sulla solvibilità dei proprietari, i miei interlocutori osservarono giustamente:
-E come potevamo noi, all’Hospedaria, sapere se i padroni, ai quali ci mandavano i sensali, erano buoni o cattivi? È questione di fortuna. Noi siamo stati disgraziati.
Con queste parole i poveretti mettevano, senza saperlo, il dito sulla piaga. La maggior parte delle tribolazioni e delle delusioni a cui vanno incontro qui tante famiglie di immigranti, proviene dal fatto che appena sbarcate esse si arruolano nell’Hospedaria per le fazendas senza sapere se vanno a finire sotto un padrone ragionevole e pagatore, o sotto uno di coloro dai quali i coloni fuggono dopo essere stati derubati delle loro mercedi e bastonati.
Un arrivo di emigranti a Santos.
Arrivato a Santos, fui informato che i due vapori attesi sarebbero giunti alla notte. Il porto di Santos è un luogo poco piacevole per il gran caldo; ma dopo i lavori eseguiti negli ultimi due anni, le sue condizioni sanitarie sono diventate eccellenti. Com’è noto, Santos era prima infestato sempre dalla febbre gialla
La mattina del 29 il piroscafo Italie fu ammesso in libera pratica. Procuratomi un permesso dalla dogana col pretesto di cercare un amico, alle otto salii a bordo e vi trovai circa seicento emigranti, tutti italiani, di varie provincie. Mi dissero che, partiti il 9 da Genova, avevano fatto buon viaggio e che erano diretti quasi tutti a San Paulo per internarsi poi nelle fazendas, avendo per queste avuto il passagio gratuito o semi-gratuito.
Vedendo che parlavo loro con buone maniere, alcuni padri di famiglia mi fecero leggere gli indirizzi di parenti o conoscenti che lavorano nello Stato di San Paulo, interrogandomi sulle distanze, sul clima, sui padroni. Informandoli che avevano diritto di essere nutriti e alloggiati nell’Hospedaria di San Paulo per quattro giorni, li avvisai che nel frattempo potevano telegrafare ai parenti pregandoli o di raggiungerli a San Paulo per accompagnarli o di respondere in quale stazione li avrebbero aspettati. Alcuni degli indirizzi erano storpiati in modo curioso: Ribeirão Preto diventa O libero preto; San Carlos do Pinhal, San Carlo do Pignolino e via dicendo.
Gli emigranti che non possedevano indirizzi di parenti o di conoscenti mi domandavano, come avrebbero dovuto regolarsi nell’Hospedaria di San Paulo per trovare un buon padrone.
-Cari miei – dovevo rispondere – non potete far altro che raccomandarvi al vostro santo protettore. Più che altro, dipende dal caso.
-Ma il nostro Console – domandavano –non viene all’Hospedaria per consigliarci?
L’Hospedaria è del governo brsiliano, il quale non ha permesso finora ai governi stranieri di avervi ingerenza. I brasiliani vogliono comandare a casa loro.
Mentre così parlavo cogli emigranti, fui avvertito che la partenza per San Paulo sarebbe stata ritardata, correndo voce che nell’Hospedaria si erano verificati alcuni casi sospetti fra i passeggieri sbarcati dal Rio de Amazonas. Probabilmente gli emigranti dell’Italie sarebbero stati mandati direttamente a Campinas. Ma più tardi si seppe che gli allarmi erano ingiustificati e che anche i passeggieri dell’Italie sarebbero andati all’Hospedaria.
Intanto un impiegato dell’Immigração e un agente della ditta Floritta facevano l’appello degli immigranti sul ponte dell’Italie e consegnavano loro gli scontrini per salire nel treno che li avrebbe trasportati a San Paulo. Verso mezzogiorno con una grue scaricarono sulla banchina i sacchi e le casse. Alcune di queste ultime non erano legate con corde: tre o quattro si sfasciarono, ma il commissario di bordo le fece assicurare alla meglio con una fune. Essendosi messo a piovere, sul mucchio di bagagli fu stesa un tela cerata.
in treno
All’una dopo mezzogiorno, un treno di vagoni di seconda classe (corrispondente alla terza italiana) giunse davanti al magazzino doganale n. 2, presso il quale era ancorata L’Italie, e poco dopo gli piroscafo furono mandati in processione al treno.
Essi ebbero il permesso di portare con sè soltando i piccoli involti: i sacchi e le casse furono caricati in un vagone bagagli.
Nella mattinata gli immigranti avevano avuto a bordo la solita colazione :sbarcando ricevettero un pezzo di pane per ciascuno.
Il treno si riempì senza incidenti; una ragazzina di sette od otto anni aveva, nella confusione, perduto la mamma e strillava forte, ma la ritrovò poco dopo. Gli immigranti dell’Italie, in numero di 534, presero posto in cinque vagoni, ognuno dei quali aveva novanta sedili; alcuni bambini dovettero sedere ai piedi dei genitori, ma l’agglomeramento non era eccessivo. I vagoni sono grandi e sufficientemente puliti; ognuno è illuminato a luce elettrica ed ha la latrina ed un recipiente d’acqua da bere.
Man mano che ogni vagone si riempiva, le porte venivano chiuse a chiave. Qualche fruttaiuolo vendeva agli sporteli le banane a cento reis, l’una (più di dodici centesimi italiani) cioè quattro volte più del loro valore reale a Santos.
Poco dopo le due, il treno era pronto.
Io potei entrarvi come un emigrante. Richiesto dell’ora in cui saremmo partiti, l’impiegato che ci doveva condurre fino all’Hospedaria mi rispose che quando la Compagnia ha fatto il servizio dei passeggieri e delle merci, quando non ha proprio più nulla da fare, allora si ricorda dei treni degli emigranti.
-I treni ordinari – concluse – da Santos a San Paulo impiegano da due ore e un quarto a due ore e mezzo. Noi invece impiegheremo da cinque a sette ed otto ore, secondo i casi.
Per loro fortuna gli immigranti, nella loro ignoranza, non hanno alcuna idea dei luoghi e delle distanze; se per i pochi chilometri da Santos a San Paulo il treno impiegasse anche 24 ore, non si lamenterebbero: il guaio si è che per tante ore devono rimaner digiuni.
Alle 2.45 pomerigio il treno è portato nei paraggi della stazione e dopo alcune manovre sui binari morti, finalmentealle 4 pomerigio si partì. Gli immigranti osservavano con curiosità il paesggio completamente nuovo per essi, ammiravano la prepotente vegetazione, i boschi lussureggianti, le piantagiorni di banane.
-Quanta legna abbandonata! –esclamavano.
Alla vista di una mandria di vacche al pascolo, i nostri contadini emisero grida di gioia. Con grandi risate le donne salutarono le piante di granturco e di fagiuoli intorno a quache capanna.
-Guarda, vi sono anche le zucche!-esclamavano.
S`era in viaggio da un quarto d’ora appena, quando si fece un lungo alt per lsciar passare un treno ordinario di passeggieri e altre di merci e di carbone. Poi si prosegui per rifermarsi in fondo alla salita. Alle cinque e un quarto principia l’ascensione della funicolare fra la pioggia e la nebbia. Man mano che diminuiva il caldo, aumentava il buon umore dei contadini. Disgraziatamente le provviste d’acqua furono ben presto esaurite e i bambini strillavano per la sete Alla stazione di Pilar, un bravo italiano che si trovava per caso presente quando noi arrivammo, riempì gentilmente d’acqua molte bottiglie che i contadini gli davano dagli sportelli. In altre stazioni, dove il treno si fermava dai dieci ai quindici minuti, qualche impiegato di buon cuore reimpì egualmente alcune bottiglie d’acqua; ma per tutti quelli che ne chiedevano non fu possibile.
Verso le otto di sera molti bambini e donne s’addormentarono. Una bambina entrata nella latrina di un vagone, vi si chiuse dentro involontariamente. Si dovette mandar dentro un ragazzo dalla finestra per liberarla.
Alle otto e mezzo la maggior parte degli immigranti sentivano acuti gli stimoli della fame, ma si confortarono scorgendo dalla stazione di Ypiranga la distesa dei fanali a gas e a luce elettrica che annunziavano la vicinanza della città di San Paulo.
Un quarto d’ora dopo il treno si fermava al Braz e alle 9 pomeridiane giungeva alla Hospedaria dos Immigrantes de São Paulo.
Scesi dai vagoni, i 534 passeggieri dell’Italie furono fatti entrare sotto una tettoia, e vennero poi introdotti in un ampio e alto camerone lungo il quale erano allineate due file di rozze tavole senza panche, per i pasti.
Salito sopra un di esse, un impiegato gridò:
-Tutti i capi di famiglia seguiranno fra pochi istanti questi due soldati che consegneranno loro le stuoie. Su di esse dormirete tutti qui stanotte, ma prima riceverete il rancio. Domattina sarete chiamati all’appello, poi passerete la visita madica e infine conferirete coi sensali e coi fazendeiros per procurarvi il lavoro.
In questa Hospedaria avrete vitto e alloggio per quattro giorni, entro i quali partirete per l’interno, diretti alle vostre destinazioni.
Poco dopo, infatti ogni capo di famiglia ebbe le stuoie, del pane, un cucchiaio di latta e un recipiente idem contenente della pasta quasi asciutta. Tutti mangiarono e dopo essersi dissetati a due fontanelle situate in cortili laterali, si coricarono sulle stuoie distese sul pavimento.
Non si usa separare le donne dagli uomini. Ogni famiglia fa un gruppo da sè.
All’HOSPEDARIA
L’Hospedaria consiste in vari di codesti cameroni separati da cortili scoperti e comunicanti fra loro mediante passaggi coperti.I rubinetti dell’acqua, nei cortili, hanno intorno una vasca per lavarvi i cucchiai e i recipienti di latta. Per ogni due cameroni vi è una latrina divisa in otto o dieci scompartimenti, ma durante la notte le donne e i ragazzi non vanno in cerca delle ritirate e insudiciano i cortili.
Ciascun camerone è capace di sei o settecento persone.
-Come state?-chiesi ad alcuni contadini coricati.
-Il letto è duro- risposero sorridendo e accennando la stuoia. –Nelle cuccette a bordo se stava meglio. Sotto le stuoie ci vorrebbe qui un po’ di paglia, almeno per le donne e per i bambini.
Ma domani, quando ritireremo i bagagli, metteremo sull stuoie le nostre coperte, i nostri mantelli, qualche cuscino e ci ammaccheremo meno le ossa.
-Come avete trovato la minestra?
-Non c’era male.
Girando nei corridoi, lungo i cameroni vicini, vidi che tre di essi erano occupati da alcune centinaia di immigranti arrivati con altri vapori.
Verso le undici tutti i passeggieri dell’Italie erano coricati sulle stuoie, presentando alla debole luce di due lumi appesi al soffitto, uno strano quadro; ma il silenzio era rotto ogni tanto da qualche bambino che o voleva il latte o aveva altri bisogni.
Vedendo che là mi ruusciva impossibile chiuder occhio, uscii pian piano e , incontrato un guardiano, gli misi un mano una moneta d’rgento, dicendogli:
Vorrei dormire un po’. Mi potreste indicare un camerone meno popolato e meno rumoroso?
-Sì, -mi rispose il guardiano.-salite questa scala e troverete uno stanzone con un tavolo, davanti al quale sfileranno domattina gli emigranti per essere registrati. Là sarete solo.
Ringraziai e salii la scala indicatami finchè trovai un camerone vuoto con un tavolo. Mi coricai su questo tavolo dopo essermi levata la giacca e averla repiegata per farmene una specie di cuscino. Lì c’era almeno il silenzio; non si udiva che il canto di alcuni grilli.
Dopo due ore passate voltandomi ora sul fianco destro e ora sul sinistro, la stanchezza mi aveva fatto addormentare, quando alle 3 antimeridiane fui svegliato da una campana e sentilii del rumore in un camerone sottostante. Erano tre o quattrocento immigranti, giunti all’ingresso principale dell’Hospedaria nei giorni precedenti, che dovevano partire per l’interno.
Sceso, li trovai che si stavano riunendo nel cortile davanti all’ingresso principale dell’Hospedaria. Chi portava in braccio dei bambini e chi teneva dei sacchi in ispalle o sul capo. Sul portone un inserviente diceva ad alta voce i nomi di alcune stazione ferroviarie dell’interno: Campinas, Riberão Preto, Jahù, ecc; e ad ogni nome si avanzavano i gruppi delle famiglie destinate alle località indicate. Usciti dall’Hospedaria, i parenti entravano in un recinto vicino della ferrovia, dove erano pronti i treni loro riservati.
Provai a ricoricarmi sulla tavola di prima; però alcune zanzare o altri animali che fossero, impedirono il sonno con le loro punture. All’alba, mentre passeggiavo nel cortile, vidi uscire alcuni immigranti dell’Italie: ben pochi, neanche il venti per cento, si lavavano il viso malgrado l’acqua disponibile a loro volontà. Poche ragazze dell’Alta Italia, rimboccatesi le maniche, si lavarono braccia e viso col sapone e si pettinarono. Altre donne, sedute a terra, si liberavano reciprocamente la testa dei parassiti , coram populo, o ripassavano le capigliature dei loro piccoli figli.
Una madre, dallo squallido aspetto, teneva in braccio un mostriciattolo di bambino anemico dagli occhi cisposi.
Non v’accorgete,- le dissi,- che questo bambino non può aprire gli occhi per la sporcizia? Lavatelo: l’acqua c’è!
L’ho già lavato, - mi rispose mentendo.
La disgraziata non era di quelle sbarcate dall’Italie: stava già a Santos da parecchi mesi e aveva ottenuto di venire gratis a San Paulo col marito per recarsi poi nell’interno. Le famiglie che non càpitano sotto un buon padrone, diventano nel Brasile più sudicie di quello che fossero in Italia.
Questo stomachevole abbrutimento è probabilmente una delle cause per cui gli inservienti dell’Hospedaria trattano gli immigranti con maniere poco cortesi. Più li vedono sporchi e più li disprezzano.
Alle 6 entrò un lattaiuolo: per una piccola tazza di latte chiedeva un mil reis. La Direzione dell’Hospedaria farebbe opera pietosa se permettesse la vendita del latte in maggiore quantità a prezzi onesti. Nell’interno dell’Hospedaria non esiste alcuna rivendita nè di pane, nè di sigari e tabacco, nè d’altri generi. Si comprende che sia proibito lo spaccio delle bevande alcooliche, ma la vendita di qualche commestibile e del tabacco, a tariffe rivedute dall’amministrazione per impedire gli abusi, dovrebbe essere permessa.
Più grave mi sembra la mancanza. nell’interno dell’Hospedaria, di una succursale del telegrafo e della posta. Appena entrati, molti immigranti che hanno indirizzi di parenti o conoscenti, vorrebbero scrivere o telegrafare, e non possono farlo: se si rivolgono ai portinai questi rispondono, quando hanno un po’ di buona maniera:
-Preparate la leterra o il dispaccio; li consegnerete poi agli impiegati che li spediranno stasera, quando usciranno dall’Hospedaria.
Per queste e per altre ragioni, l’Hospedaria somiglia più a una prigione che a un asilo di aiuto e di informazioni. Io fui assediato da immigranti che volevano scrivere lettere o telegrammi (baterre o telèfrico, come essi dicevano) e che rimasero male quando sentirono che bisognava aspettare l’uscita degli impiegati alla sera, senza essere neanche sicuri che lettere e dispacci sarebbero realmente partiti.
Alle 6. 30 ant. due soldati brasiliani e un inserviente che suonava un campanello fecero salire i 534 immigranti dell’Italie nel camerone al primo piano dove io avevo tentato invano di dormire, e ve li rinchiusero, me compreso, in attesa degli impiegati incaricati di iscriverli sulla martricola. Nel detto camerone esistono una latrina per uomini e una per donne, che dopo mezz’ora erano diventate impenetrabili a causa delle deiezioni con cui bambini avevano lordato tutto il pavimento. Fortunamente grazie alla temperatura dolce si potevano tenere le finestre aperte, se no l’atmosfera sarebbe stata irrespirabile. Aspettando l’appello, alcune donne sedute sul pavimento si (pardon) spidocchiavano chicchierando.
Alle 8 cominciò la chiamata. Davanti alla tavola su cui mi ero coricato, presso l’ingresso del camerone, sedevano il vice direttore dell’Hospedaria, uno scrivano e un interprete italiano. Un quarto impiegato, salito sul davanzale di una finestra, chiamava uno a uno i capi di famiglia i quali, seguiti dalle loro donne e dai ragazzi, consegnavano il passaporto e venivano registrati; passavano quindi in uno stanzone attiguo.
Il falso Immigrante nell’imbarazzo.
Da ultimo fui registrato anch`io sotto il nome di A. Martin, lavorante fotografo.
-Voi avete pagato il passaggio da Genova a Santos? - mi chiese il vice- diretore.
-Sissignore, -risposi.
-E perché veniste col treno emigranti da Santos a San Paulo?
-Chiesi questo favore al vostro impiegato di Santos; ma a San Paulo c’è persona che mi aspetta a lavorare.
-Non essendo voi immigrante a biglietto anticipato, il nostro agente non avrebbe dovuto lasciarvi salire sul treno gratuito; meriterebbe uno punizione
-Vi prego di scusarlo della carità che m’ha fatto.
Il vice-direttore continuava a brontolare.
-Voi, -disse, - dovrete essere vaccinato come gli altri.
-Vaccinato?
-Tutti coloro che entrano in questo stabilimento devono sottostare ai regolamenti.
E consegnatomi un biglieto eguale a quello degli immigranti, mi rinviò in mezzo ai contadini.
Con la poco piacevole prospettiva di una prossima vaccinazione, alle 10 scesi cogli immgranti nel camerone dove questi avevano dormito e dove fu loro distribuita una razione di pane e di carne con patate.
i sensali.
Alle undici entrarono nel camerone stesso uno dozzina di sensali i quali squadrando le famiglie di più robusta apparenza, cominciarono fare le loro offerte.
-Io, - dicevano,- rappresento un fazendeiro che nella località tale chiede N...famiglie, a queste condizioni.
E qui aggiugevano i patti delle mercedi, secondo il genere dei lavori, mercedi di cui il 99 per cento dei contadini’, nuovi venuti, non potevano apprezzare il valore.
Alcuni immigranti si rivolgevano a me per consiglio e io non potevo far altro che ammonirli a non aver fretta, a sentire varie offerte, a confrontarle e a domandare informazioni alla direzione circa le distanze dei luoghi proposti.
In cattivo italiano i sensali decantavano la ricchezza delle fazendas, la bontà del clima e dei contratti. Uno di essi fece portare da un inserviente una cesta di pane buono e dice alle famiglie con cui stava contrattando:
-Nella fazenda dove io vi mando, il pane è come questo. Assaggiatelo.
I contadini ignoravano che i fazendeiros non passano invece,per la maggior parte, che fagiuoli e riso qualche volta polenta.
Fermato un umpiegato meno burbero degli altri, gli dissi:
-Alcuni contadini mi pregano di domandarvi quali garanzie di onestà offrano questi sensali.
-Nell’Hospedaria, -mi rispose,-non possono entrare per cercare contadini che fazendeiros noti per la loro buona condotta e sensali, ossia agenti ufficiali, i quali hanno prestato una cauzione di 500 mil reis.
Questa cifra, così esigua, di poco più che 600 franchi, mostra da sè la poca serietà della garanzia I cosi detti agenti ufficiali sono, in generale, dei volgari mestieranti,dei sensali di manica larga, interessati soltanto a intascare la mediazione di dieci, quindici lire che riscuotono per ogni famiglia mandata a una fazenda.Per lo più sono degli spostati o degli agenti elettorali che ottengono la patente grazie alle raccomandazioni di caporioni dei partiti.
In altre parole l’Hospedaria non tiene un registro dei fazendeiros onesti, mediocre e cattivi pagatori per essere in grado di guidare e consigliare le famiglie dei contadini nella scelta delle fazendas. È noto poi che alcuni fazendeiros fingono di osservare i patti stabiliti ma defraudano continuamente i contadini imponendo multe ingiuste ed esagerate per inutili pretesti.
Qualche sensale vedendo i contadini titubanti, li accompagnava davanti all`interprete e diceva:
-Non è vero, signor interprete, che il tale fazendeiro è uno dei migliori e che la tale fazenda è in ottima posizione, a due passi dal paese?
L’interprete , italiano ma stipendiato dal governo brasiliano, rispondeva sempre affermativamente.
-Il governo del Brasile,- disse a un certo punto l’interprete per rianimare i diffidenti,- ha provveduto perchè le cose vadano meglio di una volta. Fino a poco tempo addietro gli immigranti venivano da Santos portati all’Hospedaria in carri da merci.
Oggi avete visto come avete viaggiato in bei vagoni di seconda classe provveduti delle loro latrine. Una volta entravano qui tutti i sensali e i fazedeiros che volevano. mentre ora sono ammesi soltanto quelli autorizzati.
È vero che anni addietro le cose andavano peggio. ma è altrettandto vero che le riforme introdotte sono insufficienti: i crediti dei coloni non sono garantiti per nulla e nel Brasile, come si sa, non esiste neanche il patrocinio gratuito. La pretesa cauzione prestata dai sensali autorizzati è irrisoria.
Dopo aver assistito per alcune ore alle chiacchiere dei sensali, alle 2 pom. domandai a che ora sarebbe venuto il medico per la visita.
Doveva venire a mezzogiorno,- mi fu risposto. – ma siccome piove forte ha telefonato che verrà più tardi.
Se non lo vedete oggi, verrà domani.
Il pensiero di passare un’altra notte nell’Hospedaria mi seduceva poco.
Un sensale, intanto, dopo avermi squadrato da capo a piedi, mi si avvicinò e mi domando se ero solo e libero.
-Si –risposi.
-Vi posso arruolare, - continuò,-per una fazenda di RibeirãoPreto.
-Quanto è distante Ribeirão Preto?-chiesi sapendo che è una lunga giornata di ferrovia da San Paulo.
-Oh! una mezz’oretta di treno,- fece quel mariuolo.
-Ci penserò, - dissi,- ci rivedremo domani.
Prima di sera il medico non era ancora arrivato ed io non potevo uscire.
Per fortuna giunse il direttore, nativo brasiliano, ma figlio di un francese. Colto un momento in cui era solo,me gli avvicianai e gli dissi in francese:
-Senta, signore, per venire da Santos a San Paulo ho approfittato del treno emigranti, ma io non sono bracciante, bensì un lavorante fotografo e sò di trovar subito lavoro a San Paulo. Abbia la bontà di permettere la mia uscita oggi stesso.
-Voi,- disse il direttore rabbonito dalle mie parole,- non dovevate venire nell’Hospedaria cogli immigranti.
-Vi prego di perdonarmi...
-Va bene, -concluse, -uscite.
E mi scrisse il biglietto liberatore, col quale potei uscire senza vaccinazione.
Corsi all’Hôtel Paulista dove il portiere stentava a riconoscermi negli abiti che indossavo e che andai subito a deporre per fare un bagno prima di cambiarmi...
Ciò, che avevo veduto in quelle ventiquattr’ore era sufficiente per le informzioni che desideravo intorno alla Hospedaria.
Nell’Hospedaria di San Paulo, come è oggi organizzata, gli immigranti sono riparati dalla pioggia e mantenuti discretamente, ma contrattando per il loro lavoro non sono in alcun modo garantiti, sulla onestà e solvibilità dei proprietari delle fazendas che li arruolano.
Bisognerebbe che nella Hospedaria sorgesse un ufficio di
lavoro e di informazioni, diretto da persone disinteressate, le quali permettessero l’arruolamento soltanto ai fazendeiros di buoni precedenti sopprimento gli attuali sensali.
Adolfo Rossi